Kengo Kuma and associates, Artlab, campus EPFL, Losanna, Svizzera

Umanizzare le tecnologie, una sfida attuale sotto uno stesso tetto

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Article

Published by

Casabella 871

Year

2017

ArtLab, the new building by Kengo Kuma for the campus of the École Polytechnique Fédérale of Lausanne, responds to several needs expressed by the client from the initial phases of the competition held in 2012 and won by the Japanese architect with the project “UnderOne Roof.” The new building had not only to contain certain central functions for the growth of the Swiss campus and be useful to communicate a series of projects connected with new technologies, but also to re-establish a balance of spaces of circulation and recreation that had developed spontaneously around the Rolex Learning Center by SANAA, built in 2010. Kuma responded to the functional program which called for three distinct and independent areas with the expedient of a single roof of 235 meters, below which to create the sequence of a “Technology& Information” gallery, an “Arts & Science” pavilion, and the Montreux Jazz Café. The complex is located along the street the runs along the buildings to the west of the campus, leaving a large free area towards the volume by Kazujo Sejima and offering, with its long portico, shelter for those moving along the north-south axis, while permitting permeability along the east-west axis, thanks to two tunnels that cross the building, dividing it into the three required functional blocks. To preserve the view from the plaza towards the lake, the volume has a depth of 5 meters at the northern end and widens to 16 at the southern extremity. Forthis continuously varying section, the studio has developed a structural solution that combines wood and steel. By modifying the proportion of the wood steel composition, it has been possible to make the 57 portals of the structure (each with a different span) with the same section for the entire extension of the building, thus making the cladding modular and prefabricated. The external enclosure is made in larch wood, while the roof is in slabs of slate, both materials that belong to the Swiss tradition, while a strong reference to traditional Japanese architecture is conveyed by the pacing of the portals whose lines are like the torii, the large gates that mark the start of the sacred area of temples. The pale gray tone of the wooden facing and the dark gray of the roof make the buildinga poised, discreet presence in spite of its considerable length. The wooden ceiling generates an almost domestic atmosphere. The overall meaning of the operation is outlined by the president of EPFL PatrickAebisher: «Apart from its architectural enclosure, the ArtLab is a research project through which EPFL and its partners intend to explore the universe of digital humankind, an emerging field rich in questions and stimuli.» Effectively, each of the three areas has characteristics of innovation along with a capacity to communicate, particularly in relation to installation techniques, and the theme of storage and use of “big data.”
“Noir, c’est noir?” is the first exhibitionin the “Arts & Science” space, examining the works of the French artist Pierre Soulage made with new photographic technologies. Promoted by Fondation Gandur,the program encourages researchand innovation in the exhibition displays. The concerts of the famous Montreux Festival, whose archives are conservedand digitalized at EPFL, are the core offering of the “Montreux Jazz Café,” where visitors can listen in an immersive way, also thanks to new devices developed by EPFL, perusing 50 years of music history in 5000 hours of AV recordings. Finally, the third volume is a true showcase for the most innovative research projects of EPFL, aimed not only at the students of the entire campus, but also at visitors, in a large educational platform.

ArtLab, il nuovo edificio di Kengo Kuma per il Campus dell’École Polytechnique Fédérale di Losanna, soddisfa alcune esigenze che la committenza aveva espresso fin dalle prime fasi del concorso del 2012 vinto dall’architetto giapponese con il progetto “Under one Roof”. Il nuovo edificio doveva infatti –oltre che ospitare alcune nuove funzioni centrali per lo sviluppo del campus svizzero e utili a comunicare al pubblico una serie di progetti legati alle nuove tecnologie– assolvere alla funzione di riequilibrare gli spazi di circolazione e di svago sorti senza progettualità attorno al Rolex Learning Center di sanaa costruito nel 2010. Kuma ha risolto il programma funzionale che richiedeva tre aree distinte e indipendenti con l’espediente di un’unica copertura di 235 metri al di sotto della quale si situano in sequenza una galleria “Technology & Information”, un padiglione “Arts & Science” e il Montreux Jazz Café. Il complesso si colloca lunga la via che corre a ridosso degli edifici a ovest del campus, lasciando dunque un’ampia area libera verso il volume di Kazujo Sejima e offre, con il suo lungo porticato, riparo a chi percorre l’asse nord-sud, permettendo al tempo stesso la permeabilità lungo l’asse est-ovest, grazie a due gallerie che attraversano trasversalmente l’edificio suddividendolo nei tre blocchi funzionali richiesti. Al fine di preservare la vista dalla piazza verso il lago, il volume ha una profondità di 5 metri all’estremità nord e si allarga fino a 16 metri all’estremità sud. Per risolvere costruttivamente la sezione continuamente variabile, lo studio ha elaborato una soluzione strutturale che combina legno e acciaio. Modificando la proporzione della composizione legno/acciaio è stato possibile realizzare i 57 portali della struttura (ciascuno con una luce di misura diversa) con una medesima sezione per tutta l’estensione della costruzione, rendendo così il rivestimento modulare e prefabbricabile. L’involucro esterno è realizzato in legno di larice preinvecchiato e la copertura in lastre di pietra di ardesia, entrambi materiali che appartengono alla tradizione svizzera, mentre un forte richiamo all’architettura tradizionale giapponese è demandato alla scansione dei portali le cui linee rimandano ai torii, i grandi portali che segnano l’inizio dell’area sacra dei templi. Le tonalità grigio chiaro del rivestimento ligneo e grigio scuro della copertura rendono l’edificio una presenza equilibrata e discreta, malgrado la sua considerevole lunghezza, mentre, approssimandosi al volume, il soffitto ligneo disvela un’atmosfera quasi domestica. Merita ora indugiare sul senso ultimo dell’operazione attraverso le parole dell’ex presidente della epfl, Patrick Aebischer: «Al di là del suo involucro architettonico, ArtLab è un progetto di ricerca attraverso il quale epfl e i suoi partner intendono esplorare l’universo delle umanità digitali, un campo emergente ricco di domande e di stimoli». Effettivamente ciascuna delle tre aree presenta dei caratteri di innovazione da un lato e di capacità comunicativa dall’altro, in particolare in   riferimento alle tecniche di allestimento, al tema dell’archiviazione e all’utilizzo dei big data.
“Noir, c’est noir?”, l’esposizione che inaugura lo spazio “Arts & Science”, esamina i lavori dell’artista francese Pierre Soulage con nuove tecnologie fotografiche ad alta velocità e ampio spettro. Promosso dalla Fondation Gandur pour l’Art il programma incentiva le ricerche e l’innovazione sugli allestimenti espositivi. I concerti del famoso festival del jazz di Montreux, dei cui archivi l’epfl cura la conservazione e la digitalizzazione, sono invece il cuore dell’offerta del “Montreux Jazz Cafè”, dove il pubblico può ascoltare e rivivere in forma immersiva, anche attraverso nuovi device messi a punto dall’epfl, cinquanta anni di storia della musica e cinquemila ore di registrazioni audiovisive, prodotte dal festival svizzero. Infine il terzo corpo costituisce una vera e propria vetrina espositiva dei progetti di ricerca più innovativi dell’epfl che si misurano, oltre che con gli studenti di tutto il campus, anche con i non addetti ai lavori, costituendo dunque una piattaforma di grande portata divulgativa. L’impatto di questa operazione viene amplificato oltre che dalla trasversalità degli ambiti che vengono scandagliati, anche dal progetto architettonico, capace di tenere insieme le diversità tematiche nella coerenza in un unico edificio.