Corrado Binel / EM2 architekten, centro visitatori, miniera di Chamousira, Brusson, Aosta
Una febbre dell’oro alpina
Category
Article
Published by
Casabella 863-864
Year
2016
The questions raised by the small project of Corrado Binel and M2 Architekten are more complex than can be deduced from the images of the completed work and the context in which the building stands. Certain added information is needed the understand the fact that the building embodies dense, layered stories of men at work and local culture, and sets out to bring out the value of an industrial process that is very particularfor its altitude, as well as for the surrounding mountain landscape.The Chamousira mine – one of the most important gold mines in the country – at the height of its operationin 1906 employed about 100 men to extract the precious metal from the vein of Fenilliaz, a few kilometers from the town of Brusson, a small mountain settlement along Vald’Ayas, in Valle d’Aosta. The shafts of the mine extend on seven different levels for an overall length of 1600 meters, obtained by wresting the stone away from the mountain, not without great effort. The English Evançon Gold Mining Company Limited, owner of the claim, employed several English technicians for the tunnel mining, as well as local workmen, mostly from the villages of the municipality town of Brusson. For a long period, the captain of the mine was the photographer Joseph Herbet (1864-1939), who has left a limited series of images that allow us to reconstruct the organization of the mining work in great detail, including the tools and the service buildings involved. A small museum space on Herbet, set up in the town of Brusson by a design group partially different from that of the visitors’center, offers an interesting downhill counterpart with respect to what happens on the slopes of Chamousira, displaying the most important shots by the photographer from which we can seen how the new building establishes a dialogue with the now demolished wooden volume that contained the tracks cableway totransport the metal towards the valley. This dialogue develops in the positioning of the building with respect to the slope and the overhang towards the valley, underlining the technical daring of the construction of an industrial space at this altitude. The project for the new visitors’ center is by Corrado Binel, an architect from Val d’Aosta with experience in the field of industrial renovations, and EM2 Architekten, an Alto Adige based firm with an extensive portfolio. This combination, generating culturale xchange and openness, can be seen as a positive step towards the professional rapprochement of the two opposite sides of Italian Alpine architecture. In Alto Adige contemporary architecture is a tool of landscape, cultural and productive enhancement, which creates a system consistent with the offerings for tourism and hospitality, a model that could be exported elsewhere. This small building located inside a larger project for a Regional Mining Park is thus a kind of trailblazer. In painted galvanized steel, the volume has been designed in modules to facilitate transport, and assembled with the help of a helicopter. The position of the building against the slope led to geological shaping to define the trajectories and size of the volumes following consolidation, and therefore particular constructive devices were required for the exposed parts of the slabs and roof. The existing environmental features – part of an electrical cabin and a small construction for control of the miners –have been partially conserved and contain the block of services and the ticket desk, while the access corridor and the terrace towards the valley are the result of a series of designe volutions that led to the solution having the smallest possible surface of exposure to falling rocks, while at the same time permitting the creation of a relationship with the old building of the cableway. Signage and safety measures for the two paths around the Chamousira cliff and the various entrances to the tunnels, along with the above-mentioned Herbet space further down,are the various actions that combine to create an experience of tourism and learning that has all the characteristics to be repeated in the many other industrial heritage sites found in our country.
Le questioni che il piccolo progetto di Corrado Binel e EM2Architekten solleva hanno una complessità che va oltre quanto è possibile evincere dalle immagini della realizzazione edel contesto in cui l’edificio sorge. Sono necessarie alcune informazioni aggiuntive per comprendere che l’edificio porta con sé dense e stratificate storie di uomini al lavoro e di cultura locale e che si prefigge di valorizzare un processo industriale molto peculiare per la sua posizione in quota, oltreche dare rilievo al paesaggio montano circostante. La miniera di Chamousira –una tra le più importanti miniere d’oro nativo della nazione–, nel suo massimo sviluppo, nel 1906, ha impiegato un centinai odi uomini che estraevano il prezioso metallo sfruttando il filone aurifero di Fenilliaz, a pochi chilometri dal paese di Brusson, un piccolo comune montano lungo la vald’Ayas, in Valle d’Aosta. Le gallerie che compongono la minierasi articolano su sette diversi livelli e hanno uno sviluppo complessivo di 1.600metri, ottenuto strappando la roccia alla montagna non senza sforzo. La società inglese The Evançon Gold Mining Company Limited, titolare della concessione, occupava, per le estrazioni in galleria, alcuni tecnici inglesi e diverse maestranze locali prevalentemente provenienti dai villaggi el comune di Brusson. Il capitano delle miniere è stato perun lungo periodo il fotografo Joseph Herbet (1864-1939), che ha lasciato una serie limitata di immagini che permette di ricostruire con dettaglio come era impostato il lavoro della miniera e quali erano gli strumenti e gli edifici di servizio. Un piccolo spazio museale dedicato a Herbet, allestito proprio nel paese di Brusson da una compagine progettuale in parte diversa rispetto a quella del centro visitatori, crea un interessante contrappunto a valle di quanto invece accade sui pendii di Chamousira, presentando le lastre più significative del fotografo dalle quali si evince come il nuovo edificio dialoghi con l’ormai demolito volume ligneo che ospitava la teleferica per la discesa del metallo presso la laveria a valle. Questo dialogo si sviluppa nell’impostazione dell’edificio rispetto al pendio e nell’affaccio aereo verso valle, enfatizzando l’arditezza tecnica necessaria alla costruzionedi uno spazio industriale in quota. Il progetto del nuovo centro visitatori è firmato da Corrado Binel, architetto valdostano con alle spalle diverse ricerche nel campo dei temi della valorizzazione industriale, e da EM2 Architekten, firma altoatesina con all’attivo diverse realizzazioni. Questo felice connubio, sinonimo diapertura e di scambio culturale, può essere considerato un passo fecondo verso l’avvicinamento professionale dei due versanti opposti dell’arco alpino italiano. L’architettura contemporanea è, in Alto Adige,uno strumento di valorizzazione paesaggistica, culturale e produttiva che crea un sistema coerente di offerta turistica, ricettiva e, in generale, di accoglienza che potrebbe essere esportato altrove. Questo piccolo edificio, che si colloca all’interno di un più ampio progetto di Parco minerario regionale, assolve dunque il ruolo di apripista. In acciaio zincato verniciato, il volume è stato progettato per moduli al fine di poter essere trasportato e montato con l’ausilio di un elicottero. La collocazione dell’edificio a ridosso del pendio ha comportato modellazioni geologiche che definissero le traiettorie e la dimensione dei massi a seguito dell’intervento di consolidamento e ha quindi reso necessario realizzare accorgimenti costruttivi particolari per le parti esposte dei solai di calpestio e di copertura. Le preesistenze, parte di una cabina elettrica e una piccola costruzione di controllo dei minatori, sono state parzialmente mantenute e ospitano il blocco servizi e la biglietteria, mentre il corridoio di accesso e la terrazza verso valle sono il frutto di una serie di evoluzioni progettuali che ha portato a privilegiare la soluzione che comportasse la minore superficie di esposizione alla caduta dei massi e, al tempo stesso, che permettesse di stabilire una relazione con l’antico edificio della teleferica. La messa in sicurezza e la segnaletica dei due sentieri che circondano la rocca di Chamousira e dei diversi imbocchi delle gallerie che compongono il giacimento, oltre al già citato spazio Herbet a valle, sono le diverse azioni, che combinate, contribuiscono a creare un’esperienza turisticae conoscitiva che ha tutte le caratteristiche per essere ripetuta in altri luoghi simbolo di operosità industriale e disapienza del fare di cui la nazione è largamente provvista.