Werner Tscholl, sala di proiezioni al Messner Mountain Museum, castel Firmiano, Bolzano

Una camera oscura sospesa

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Article

Published by

Casabella 863-864

Year

2016

Castel Firmiano is the fulcrum of the complex project of Reinhold Messner for six different museum facilities about the mountains, in some cases at an altitude of over 2000 meters above sea level, from the south tyrol to the Belluno area. The mountaineer, to develop the multicentric Messner Mountain Museum, has commissioned different architects to design the facilities, where the subject of mountains is addressed by means of a wide range of artforms. Castel Juval focuses on mountain mythology, displaying sculptures, images of holy mountains and objects connected with different religions. At Monte Rite the theme is the vertical world narrated through a tribute to great climbers of Dolomite peaks. The museum of Ortles, designed by Arnold Gapp (cfr. Casabella n. 769, september 2008), investigates the theme of the poles and glaciers. the everyday culture of mountain peoples is the theme of the museum at Castello di Brunico, designed by EM2 Architetti. The most recent construction is the museum at Plan de Corones, completed in 2015 with a design by Zaha hadid, which retraces the history of mountaineer. At Castel Firmiano (cfr. Casabella n. 746, July/August 2006) paintings, art installations, sculptures, photographs and literary quotations narrate the relationship between man and the mountains and the processes of creation and erosion of rock formations.

In a strategic position overlooking Bolzano, Castel Firmiano represents a visual and historical-political reference point, due to the various episodes for which it has been the setting. One of the oldest forts in Alto Adige, with walls up to five meters thick, Castel Firmiano was purchased in 1996 by the Province of Bolzano, which organized a competition for its renovation and conversion into the central cell of Messner’s museum, assigning the work to Werner Tscholl. The project is based on the use of only a few materials – mostly pressed sheet metal, waxed metal plates and glass – in contrast with the existing stone parts, in many cases amplifying their color and consistency. The museum was opened in 2006 and has been very successful in terms of audience, so in order to further expand its offering, in 2014 the Province of Bolzano again turned to Werner Tscholl to design a medium-sized screening room.
To make the circular itinerary inside the castle walls even more interesting, the designer from Alto Adige has decided to make the screening room completely independent, developing a volume to contain it and choosing to place the new structure in a precise position along the visit route. After having seen the small outdoor amphitheater, visitors had to return to the path, a fact that somehow diminished the emotional tension of the circuit. Now the screening room, like a small independent cinema, fills this gap with its presence, while at the same time stimulating the imagination, since it is not located on ground level, but raised in the air, where it can be reached only by means of a narrow footbridge.
Another key design passage for the definition of the volume has to do with the reasoning on the theme of the optical chamber, object or room, depending on its size, that played a central role in the history of photography, as is outlined in Il Plico del fotografo (1856), one of the first italian photography manuals. The optical chamber composed of sliding boxes, made in wood and capable of bringing the subject closer or pushing it away, might seem like a simple reference made by the architect, from which to derive the form of the volume composed of gradually larger modules. Actually, the reference to the camera obscura and the projection of images, though it is there, is also totally dematerialized and used in a functional way, with the goal of giving the volume a stepped section that facilitates viewing of films from different heights, and in the reinterpretation of the theme of the pinhole camera, which here becomes a true window with a view of the castle and the walls, becoming a wall on which to project films when needed.

The volume, measuring about 9×6 meters, has a prefabricated structure in steel and wood, covered inside with sheet steel, and supported on the outside by four steel rods that bear over 20 tons, and a series of cables below to prevent oscillation. Werner Tscholl has treated the cladding surface with pressed sheet metal, the main material of the conversion project of the castle, generating chromatic effects over time that adapt to the tones of the stone and the ground, making this new, smaller project another layer, perfectly in tune with the rest of the complex.

Castel Firmiano è il fulcro dell’articolato progetto di Reinhold Messner per sei diverse sedi museali dedicate alla montagna e collocate, in alcuni casi oltre i 2.000 metris.l.m., tra sudtirolo e bellunese. L’alpinista, per mettere a punto il policentrico Messner Mountain Museum, ha commissionato a diversi architetti la progettazione delle sedi dove vengono trattate, con l’ausilio di varie forme d’arte, tematiche inerenti la montagna. Castel Juval è dedicato al mito della montagna e accoglie sculture, immagini delle montagne sacre e oggetti connessi alle diverse religioni. A Monte Rite il tema è il mondo verticale raccontato attraverso l’omaggio ad alcuni grandi scalatori delle cime dolomitiche. il museo dell’Ortles, su progetto di Arnold Gapp (cfr. «Casabella» n.769, settembre 2008), indaga il tema dei poli e dei ghiacci eterni. La cultura quotidiana dei popoli della montagna è il tema del museo nel Castello di Brunico, progettato da eM2 Architetti. La più recente realizzazione è il museo a Plan de Corones, concluso nel 2015 su progetto di Zaha Hadid, che ripercorre la storia dell’alpinismo. A Castel Firmiano (cfr.«Casabella» n. 746, luglio/agosto 2006) quadri, installazioni artistiche, sculture, fotografie e citazioni letterarie narrano il rapporto tra uomo e montagna e i processi di nascita ed erosione delle formazioni rocciose.

In una posizione strategica che domina Bolzano, Castel Firmiano rappresenta un punto di riferimento visivo e storico-politico per le diverse vicende di cui è stato cornice.Tra le più antiche fortezze dell’Alto Adige, le cui mura misurano fino a 5 metri di larghezza, Castel Firmiano è stato acquistato nel 1996 dalla Provincia Autonoma di Bolzano che ne ha poi affidato,a seguito di una gara, il progetto di recupero e la conversione in cellula centrale del museo di Messner, a WernerTscholl. Il progetto si è orientato all’utilizzo di pochi materiali –prevalentemente lamiera stirata, lastre metalliche cerate e vetro– che contrastano con le preesistenze lapidee e, in molti casi, ne amplificano il colore e la consistenza. Il museo è stato inaugurato nel 2006 e gode diun ottimo successo di pubblico e, a questo proposito, per ampliare ulteriormente l’offerta, la Provincia autonoma di Bolzano, nel 2014, ha commissionato a Werner Tscholl una sala di medie dimensioni per la proiezione di filmati. Al fine di rendere il percorso circolare entro le mura del castello ancora più ricco di accadimenti, il progettista altoatesino ha optato per donare alla sala una sua completa autonomia, mettendo a punto un volume che la ospitasse e ha scelto poi di collocare la nuova struttura in un luogo preciso del percorso dei visitatori, i quali, dopo aver apprezzato il piccolo anfiteatro all’aperto, dovevano tornare a intercettare il sentiero, fatto che in qualche modo diminuiva la tensione emotiva del circuito. Ebbene, la sala di proiezioni, una sorta di piccolo cinema autonomo, con la sua presenza colma questo vuoto e, al tempo stesso, stimola l’immaginario, poiché non si colloca a livello del terreno, bensì sospesa in aria e risulta pertanto raggiungibile solo da una stretta passerella. Un altro passaggio progettuale chiave per la definizione del volume riguarda i ragionamenti attorno al tema della camera ottica, oggetto o stanza, a seconda delle sue dimensioni, che ha avuto un ruolo centrale nella storia della fotografia, come enucleato ne il Plico del fotografo (1856), uno dei primi manuali italiani di fotografia. La camera ottica composta di scatole scorrevoli, realizzata in legno e in grado di avvicinare o allontanare il soggetto, può sembrare per certi aspetti una semplice citazione dell’architetto venostano da cui deriva la forma del volume composto di moduli accostati via via più grandi. In realtà il rimando ai temi della camera oscura e della proiezione delle immagini, seppure presente, risulta totalmente smaterializzato e utilizzato in chiave funzionale, sia al fine di garantire al volume una sezione a gradoni che facilita la visione dei filmati da diverse altezze, sia nella rilettura del tema del foro stenopeico che diviene qui una vera e propria finestra con vista sulla roccia e sulle mura e, all’occorrenza, diventa parete di proiezione dei filmati.

Il volume, che misura circa 9×6 metri, presenta una struttura prefabbricata inacciaio e legno, è rivestito all’interno di lamiera di acciaio ed è sostenuto all’esterno da quattro tondini di acciaio che portano oltre 20 tonnellate e una serie di cavi in basso che impediscono le oscillazioni. Werner Tscholl ha trattato la superficie di rivestimento esterno con lamiera stirata, il materiale principe dell’intervento di riuso del castello che determina, nel tempo, cromatismi che si adattano ai toni della pietra e del terreno, fatto che rende anche questo piccolo nuovo intervento un’ulteriore stratificazione perfettamente integrata con il complesso.