Tobia Scarpa Cantina Tenuta delle Ripalte Isola d’Elba
La miniera dei sensi
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Article
Published by
Casabella 803
Year
2011
Ematite, limonite, pirite, malachite, difficile risulterebbe comprendere le scelte di Tobia Scarpa per questa cantina all’Elba che produce da un antico vitigno etrusco lo straordinario Aleatico,senza comprendere la geologia di quest’isola, il suo patrimonio mineralogico e storico-minerario, le cui prime testimonianze risalgono all’Età del Bronzo. Altrettanto complesso risulta essere l’asciutto progetto di Scarpa, già così integrato nel declivio su cui si attesta, dal suo intorno. Parlare di paesaggio da un lato e di edificio dall’altro è del tutto privo di senso. L’appropriatezza del progetto risiede proprio nel dialogo continuo tra le pietre a secco di rivestimento ei giacimenti minerari dell’isola, tra il terrazzo per essiccare gli acini al sole e l’immensa distesa del Mar Tirreno con l’isola del Giglio di fronte, tra il passaggio per i trattori con la parete di roccia a vista e le gallerie delle miniere di Punta Calamita. Dal 1996 l’Arcipelago Toscano è una delle riserve della Biosfera individuate dall’UNESCO e la punta di Capoliveri, dove si collocala cantina della Tenuta delle Ripalte, riflette nei suoi 450 ettari di cui 13 coltivati a vite, la complessità di un territorio che si modifica dalla cima del monte Calamita a scendere alle spiagge della costa. La Tenuta delle Ripalte è frutto di un’operazione di bonifica avvenuta nell’ultima decade dell’Ottocento per volontà del conte svizzero Oscar Tobler, che su questi terreni già produceva vini apprezzati. Gli attuali proprietari hanno recentemente innescato un processo di valorizzazione non solo turistica, bensì agricola, ripercorrendo la storia del nobile vino passito tipicamente elbano e affinandone la coltivazione e la produzione, per arrivare a un prodotto di qualità elevata. Prima dell’avvento del turismo, le miniere dell’isola, attive fino al 1982, sono state il sostentamento prevalente della popolazione e attraverso ciò che resta di esse si può cogliere la ricchezza mineraria del terreno, che rivela la presenza di ossidi ferrosi rosso e arancio scuro, la complessità delle gallerie sotterranee e il fascino degli edifici ormai in disuso, che restituiscono un patrimonio notevole di archeologia industriale. Tobia Scarpa propone un edificio per la vinificazione e la produzione di circa 45.000 bottiglie all’anno che assolva ad alcuni requisiti ritenuti fondamentali; innanzitutto un fitto dialogo con il terreno su cui la cantina insiste, inoltre un’efficienza che sta alla basedi ogni edificio produttivo e di cui Scarpa è ben consapevole –forte della progettazione di altre cantine seppur a scala minore e soprattutto di numerosi edifici industriali– e infine un’attenzione alle procedure costruttive che, attraverso il montaggio a secco, permettono di contenere l’inquinamento.Il volume di profondità ridotta risulta aggrappato al colle retrostante e la sua dipendenza dal terreno, a cui l’uva stessa è debitrice delle sue caratteristiche, è testimoniata dal tunnel che disimpegna al piano inferiore la circolazione degli automezzi per il carico e scarico delle merci, la cui parete longitudinale risulta essere composta di roccia a vista, citazione delle numerose gallerie minerarie dell’isola e omaggio al duro lavoro di generazionidi uomini. La struttura in calcestruzzo prefabbricato con la stretta maglia di pilastri in facciata rivestiti di pietra proveniente dalle miniere limitrofe restituisce un prospetto che dichiara con lealtà la sua natura produttiva, al tempo stesso mitigandone l’impatto, che risulta cromaticamente e matericamente parte dell’intorno. La cantina si sviluppa su 2000 mq, distribuiti su tre livelli, nei quali è garantita grande flessibilità per il posizionamento delle varie lavorazioni, in quanto gli spazi non sono interrotti da collegamenti verticali che trovano invece posto in due volumi a torre agli estremi dell’edificio, che contribuiscono anche a controventare l’intera struttura. Il terrazzo –che in una prima fase progettuale prevedeva un interessante sistema di copertura mobile– assolve la funzione di area di appassimento delle uve che, per l’Aleatico, risulta essere un processo fondamentale che deve avvenire naturalmente. Ai lati opposti del terrazzo, in corrispondenza delle scale di discesa, trovano posto due aree dedicate al ricevimento dei visitatori e alla degustazione.Il terrazzo, con il suo lineare parapetto e i contenuti volumi che ne emergono, richiama alla memoria i ponti delle navi con le ciminiere che svettano e risulta essere un punto di osservazione spettacolare verso la macchia mediterranea che degrada fino alla vastità azzurra del mare. Dal terrazzo le uve raggiungono per gravità il piano intermedio che ospita le prime lavorazioni, la cella frigorifera per la conservazione delle uve in attesa della vinificazione,la diraspatura, la barricaia e l’area uffici. Al piano inferiore si trova il locale di fermentazione con i tini, l’area l’imbottigliamento e l’affinamento in bottiglia. Tobia Scarpa con pochi misurati gesti risolve il tema di una struttura produttiva in un’area di rilievo paesaggistico imboccando una strada molto chiara e in parte nuova per il panorama italiano, certamente utilissima per i progettisti che nei prossimi anni si apprestano a misurarsi con progetti di cantine vitivinicole, ovverosia una ritrosia verso qualsivoglia ostentazione e virtuosismo, per lasciare spazio a una curiosa e attenta ricerca delle qualità intrinseche del terroir e della loro restituzione in linguaggio architettonico.