Gilles Perraudin Museo del vino Patrimonio, Corsica, Francia
Architecture située
Category
Article
Published by
Casabella 809
Year
2012
Per comprendere la genesi di questo progetto e prendere confidenza con la terra corsa che lo ospita, non così avvezza a comparire sulle pagine delle riviste di architettura, rimando a una piacevole e intensa mattinata estiva trascorsa a Patrimonio, piccolo villaggio nel dipartimento della Haute Corse, in compagnia del suo lungimirante sindaco Guy Maestracci che, sul finire del nostro incontro presso il museo recentemente concluso di Gilles Perraudin, ha desiderato condurmi in un anfiteatro all’aperto dove d’estate si svolge un rinomato festival di chitarra, nato sul finire degli anni Novanta. Dal trasporto della sua voce nel descrivere l’evento mi rendo conto che, anche per questa iniziativa, il suo ruolo è stato centrale e solo dopo, nel rimettere insieme i nomi dei chitarristi da lui citati e chiedendo a qualche amico competente, prendo coscienza che si tratta di un festival di artisti di fama internazionale, fatto piuttosto inconsueto per un piccolo paese che vive di vino e turismo.
Il nuovo museo prende le mosse dalla stessa determinazione del comune di Patrimonio che, attraverso fondi europei nell’ambito dei poli d’eccellenza e una scelta consapevole dell’architetto a cui affidare il progetto, è riuscito a terminare un piano ambizioso che unisce uno spazio museale per la promozione del rinomato vino della regione, un ampio giardino ampelografico con varie cultivar del Mediterraneo e alcune aule per l’insegnamento della chitarra.
Patrimonio si colloca a nord-ovest dell’isola, nella regione della Castagniccia, e dà il nome alla più antica AOC (Appellation d’origine contrôlée) della Corsica. I vigneti sono vicini al mare e alcune basse montagne, spettacolari piramidi di calcare, rappresentano la barriera naturale alle correnti occidentali e ai venti salmastri. Il museo, che si situa nel cuore del tranquillo paese a poca distanza dalla strada che collega Bastia a Saint-Florent, è costituito da una serie di padiglioni indipendenti lungo un declivio, suddivisi in due nuclei separati che accolgono, rispettivamente, il museo del vino e il conservatorio.
I due insediamenti sono visivamente tenuti insieme dal comune giardino ampelografico, che si compone di una serie di vitigni in parte autoctoni, ancora da mettere a dimora, che verranno sapientemente collocati lungo i pilastri del percorso pergolato. Sei padiglioni a base quadrata costituiscono il museo che ospita un’area di accoglienza, una sala dedicata al terroir, aree amministrative e aree di vendita e degustazione e ulteriori quattro padiglioni sono a servizio del conservatorio, che ospita aule per l’insegnamento della chitarra e una biblioteca musicale.
Il progetto si fonda sull’utilizzo di pochi materiali nel solco della tradizione, usati con sapienza e rigore, la pietra di Bonifacio e la pietra del Lubéron in grandi blocchi semilavorati dello spessore di 60 cm, che costituisce l’elemento portante e al tempo stesso la finitura esterna e interna, tattile e luminosa, di tutti i volumi e dei pilastri della pergola. Molti dettagli sono realizzati in legno di pino laricio (pinus nigra laricio diffuso in Corsica, anche ad alte quote lungo le pendici del monte Cinto) e in legno di castagno (imponenti alberi che danno il nome all’omonima regione corsa della Castagniccia), essenze utilizzate senza trattamenti invasivi che mostrano con fierezza le venature e le fessurazioni.
L’effetto è quello che l’architetto definisce “un’architettura vernacolare contemporanea”; benché il progettista citi con maestria un solaio arabeggiante che pare uscito dalla Madrasa Bou Inania di Fez, o si soffermi a studiare una pianta equilibrata fatta di padiglioni e di spazi aperti, di luoghi per il riposo e fontane, che rimanda all’archetipo della domus, ogni gesto progettuale, pur facendo i conti con la storia, dichiara la sua appartenenza all’oggi.
L’accuratezza progettuale di Perraudin, il rispetto verso le tradizioni costruttive locali, la sostenibilità del cantiere, che produce pochissimi scarti, il suo utilizzo consapevole dei materiali lapidei che garantiscono un’elevata inerzia termica, l’avvicendarsi di spazi di ombra e frescura garantiti dalla vite e dall’acqua trovano rispondenza nelle antiche tradizioni della cultura corsa e, ancora più, accrescono la loro coerenza considerando la destinazione d’uso principale di questi spazi, che nascono proprio per rappresentare un prodotto quale è il vino che viene da queste stesse terre, che possiede una storia millenaria e che nella pietra, dalla notte dei tempi, ha trovato rifugio per il suo farsi.
Gilles Perraudin, peraltro buon conoscitore e produttore di vino, ha progettato ormai diverse riuscitissime cantine in Francia dove la pietra è la protagonista di interventi composti, solenni e emblematici del territorio ove si collocano e dove la luce decisa del Mediterraneo rafforza i contrasti e scolpisce i volumi.