Architetture per guardarsi dentro

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Casabella 811

Year

2012

Cinque padiglioni per meditare, cinque luoghi di raccoglimento, cinque stanze dove incontrare se stessi. In ciò risiede il comune denominatore di questi edifici collocati in tre continenti, distanti tra loro da un punto di vista geografico non meno che per le religioni che al loro interno vengono professate. A introdurre questa breve panoramica di spazi del pensiero abbiamo voluto un’opera d’arte e una citazione che non facessero riferimento all’una o all’altra religione bensì, al contrario, fossero capaci di raccogliere i fedeli di ogni credo nell’unico grande abbraccio della cultura artistica e letteraria, intese come veicolo di conoscenza. L’installazione Luogo di raccoglimento multiconfessionale e laico di Michelangelo Pistoletto è costituita dal Metro Cubo d’Infinito, opera dell’artista del 1966, attorno al quale si sviluppa un ambiente realizzato in tessuto e suddiviso in cinque sezioni (come petali di un fiore attorno al loro pistillo), ognuna delle quali accoglie il simbolo di una religione: le tavole della Legge, un busto di Gesù Cristo, un tappeto di preghiera rivolto alla Mecca, il fiore di loto e, infine, un libro a rappresentare il laicismo. Il Metro Cubo d’Infinito, un cubo di 1 metro di lato ottenuto da sei lastre specchianti rivolte verso l’interno che creano l’effetto della rifrazione infinita dell’immagine, è stato inserito nel 2000 nella cappella dell’Istituto Oncologico Paoli-Calmettes di Marsiglia, divenendo metafora di pluralità e creando attorno a sé un primo luogo di incontro multiconfessionale, rispettoso delle differenze, che al centro pone l’uomo con la sua capacità di immaginare.

All’immagine dell’opera di Pistoletto abbiamo affiancato uno scritto di Dag Hammarskjöld (Jönköping 1905 – Ndola 1961), diplomatico svedese, segretario generale dell’ONU per due mandati, dall’aprile del 1953 alla sua morte. Dag Hammarskjöld è stato insignito del Premio Nobel per la pace alla memoria nel 1961, «in segno di gratitudine per tutto quello che ha fatto, per tutto quello che ha ottenuto, per l’ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni
e gli uomini». In veste di segretario generale dell’ONU, egli ha progettato e seguito personalmente, in ogni dettaglio, la realizzazione della stanza per la meditazione nel palazzo delle Nazioni Unite a New York, così come la si può vedere ancora oggi, nella zona aperta al pubblico della hall dell’Assemblea Generale. La profonde e appassionate parole di Hammarskjöld si riferiscono proprio alla genesi di questo luogo nelle sue qualità spaziali e alle aspettative del suo committente/progettista, che auspicava che il visitatore potesse trovare tra queste pareti il silenzio e la quiete interiore. Senza entrare nel merito delle religioni praticate all’interno degli spazi che presentiamo in questa rubrica, siamo certi che ai lettori di «Casabella» non sfuggiranno le caratteristiche che accomunano queste piccole architetture –occasioni progettuali e, al tempo stesso, opportunità per rafforzare i legami tra gli abitanti e fondare luoghi di incontro con gli altri e con se stessi. Segnaliamo, dunque, alcuni temi che emergono da una lettura trasversale dei cinque progetti. Il rapporto con il paesaggio è una questione che tutti i progettisti hanno affrontato, riuscendo, in molti casi, a intensificare la suggestione del divino proprio grazie all’uso di brani di territorio come “materiali” di progetto. Il territorio diviene, quindi, manifestazione tangibile della bellezza e dell’armonia del creato.

Un’altra questione che ha impegnato i progettisti riguarda l’innovazione di alcuni aspetti delle tipologie sacre –la rilettura del campanile, per citare un elemento ricorrente– e, al tempo stesso, la grande attenzione prestata a caratteri della tradizione volutamente mantenuti o, a volte, enfatizzati, come ad esempio il trattamento scenografico della luce. Gli arredi sacri, dove necessari, sono stati utilizzati con parsimonia, cercando di rafforzarne il significato e di creare contrapposizioni di materiali e forme tra gli arredi stessi e il progetto architettonico. Infine, una tematica centrale riguarda l’utilizzo di materiali diversi per la realizzazione di questi edifici che si indirizzano verso due grandi e opposte vie, entrambe significative. Alcuni di essi, costruiti in materiali lapidei o in calcestruzzo, presentano un carattere durevole, prendendo quindi una chiara posizione rispetto alla permanenza nel tempo di un edificio per il culto. Altri fanno invece uso del legno, materiale meno durevole, smontabile e destinato a essere sostituito sul lungo periodo, opponendo, quindi, alla persistenza un carattere transitorio, mutevole nel tempo.

«Esistono tuttavia cose semplici, che parlano a tutti noi nella stessa lingua»: la continua ricerca della privazione e dell’essenza delle cose, che ha guidato Dag Hammarskjöld nella sua intensa vita spesa al servizio della pace nel mondo, resta il tema dominante, costantemente riflesso in questi sobri spazi per la ricerca interiore.