Cultura d’impresa est-ovest
Category
Article
Published by
Casabella 911-912
Co–author
Paolo Tassinari
Year
2020
Antonio Pellizzari (1923–58), figlio di Giacomo, industriale di Arzignano, fu uomo di cultura, musicista e collezionista d’arte contemporanea. Negli anni Cinquanta, in concomitanza con il massimo successo dell’azienda, progettò un grande programma culturale «per trasformare un centro urbano di operai e impiegati, di piccoli borghesi e contadini in una piccola urbs di elevato livello culturale», che negli anni successivi riuscì a realizzare solo in parte: una grande biblioteca, un’orchestra da lui diretta, un coro stabile e, su modello della fondazione Comunità di Olivetti a Ivrea, la Scuola di Arzignano, dove vennero organizzati corsi di letteratura, pittura, architettura, cinema e musica con l’aiuto di Antonio Barolini, Elio Chinol e Neri Pozza. Fu la Scuola di Arzignano a pubblicare i primi numeri della rivista «Cinema Nuovo» di Guido Aristarco e Arrigo Pedrollo tenne i primi corsi di musica. Le Officine Pellizzari, con Antonio Pellizzari, insieme a Kartell, con Giulio Castelli, furono le due aziende che promossero la fondazione, nel 1956, dell’Associazione per il Disegno Industriale, accanto a diversi progettisti (De Carli, Gardella, Magistretti, Munari, Nizzoli, Peressutti, Rosselli, Steiner) e a un critico (Dorfles). Già dai primi anni Cinquanta, assieme al grafico Carlo Geminiani, altra figura poliedrica, Pellizzari aveva firmato una serie di sofisticate creazioni pubblicitarie per l’azienda di famiglia, da lui guidata nei tre anni intercorsi tra la scomparsa del padre e la sua. Si tratta di un caso certamente non unico in Italia di industriale filantropo che seppe circondarsi di cultura, di arte, di professionalità e di competenza, che lasciò tracce di lunga durata sul suo territorio di appartenenza. Difficile, leggendo la sua biografia, non pensare per esempio alla Ivrea di Adriano Olivetti, alla Trivero di Ermenegildo Zegna, alla Valdagno di Gaetano Marzotto, o ancora alla Corte di Cadore di Enrico Mattei, imprenditori illuminati capaci di tenere insieme, anche se in tempi, modi e con risultati diversi, economia e cultura d’impresa, con una visione umanistica oltre che finanziaria, orientata ai periodi lunghi della Storia. È di stimolo e di ispirazione ancora oggi, benché siano passati diversi decenni, ripercorrere le scelte, in particolare architettoniche e paesaggistiche, che hanno operato questi imprenditori circondandosi di progettisti come Figini e Pollini, Gabetti e Isola, Ignazio Gardella, Luigi Cosenza, Marco Zanuso, Luigi Vietti, Pietro Porcinai, Francesco Bonfanti, Edoardo Gellner, Carlo Scarpa.