Modus architects, rifugio Ponte di ghiaccio, Selva dei molini, Alto Adige
Variazioni intorno a vuoto e pieno
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Article
Published by
Casabella 879
Year
2017
Il rinnovamento del rifugio Ponte di Ghiaccio a 2.545 metri slm in sostituzione della Edelrauthütte si colloca in un programma complesso di concorsi a invito sul tema dei rifugi in quota voluto dalla Provincia Autonoma di Bolzano nel 2011. I rifugi Ponte di Ghiaccio, Vittorio Veneto al Sasso Nero (2.923 metri slm), Pio XI (2.544 metri slm) sono stati l’oggetto di concorsi a invito con il coinvolgimento di 24 studi altoatesini consolidati che hanno generato un patrimonio di idee e di progetti utile per tutto l’arco alpino. MoDus Architects, Stifter e Bachmann, Höller & Klotzner si sono rispettivamente aggiudicati la progettazione dei tre rifugi e il Ponte di Ghiaccio è stato il primo a venire terminato e aperto al pubblico. Il progetto di Sandy Attia e di Matteo Scagnol di MoDus Architects con Giorgio Cappellato –superando le proposte di altri affermati studi della regione tra i quali EM2 Architekten e feld72 architekten, entrambi recentemente selezionati dalla Rassegna Architettura Arco Alpino– è stato apprezzato dalla Giuria in particolare per il suo inserimento paesaggistico e per la sua semplicità. Posto sul colmo del valico del Passo Ponte di Ghiaccio, tra le valli di Fundres e di Lappago, al confine con l’Austria, il rifugio è un punto di partenza per escursioni in alta quota nelle Alpi Aurine e Zillertal. Costruita nel 1906 dagli austriaci, la Edelrauthütte, dopo la Prima guerra mondiale, è passata in mani italiane sotto il controllo del Club Alpino Italiano di Bressanone ed è stata ricostruita nel 1950. Il vecchio rifugio ha assunto un ruolo centrale nella progettazione e anche nella costruzione del nuovo Ponte di Ghiaccio, imprimendo le orme della sua pianta nel disegno del cortile adiacente al rifugio e avendo inoltre ospitato gli operai durante l’edificazione, fino alla sua demolizione, avvenuta nelle ultime fasi del cantiere. «Ciò che più a me interessa dell’edificio è la sua doppia identità che rispecchia l’identità del luogo, un passo, un “ponte”, che collega di fatto le due valli Fundres e Lappago e che conferisce all’architettura un senso di appartenenza e un aspetto molteplice». Le parole di Matteo Scagnol – rilasciate durante un’intervista pubblicata sulla rivista «Turris Babel», testimone fedele di quanto è accaduto nell’ambito di questi concorsi e nelle fasi successive– restituiscono con efficacia il nucleo centrale del progetto che, pur nella chiarezza e fluidità della sua distribuzione, presenta una varietà di fisionomie determinate dalla variabilità delle altezze e dai materiali utilizzati per i rivestimenti che rendono i prospetti molto diversi tra loro e perfettamente aderenti a questo luogo di passo. La massiccia presenza del fronte che si coglie salendo dal lago di Neves, quasi una montagna stilizzata che si staglia con decisione tra le rocce e il cielo, trova il suo contrario nel prospetto opposto, che si sperimenta salendo da Fundres, con la sua figura mimetica che si adagia tra i prati e si apre, con la corte centrale, ad accogliere l’escursionista. L’accesso al rifugio avviene a diversi livelli, al seminterrato per i rifornimenti, al piano terreno attraverso il guardaroba per accedere alla zona pranzo con annessi cucina, servizi e area del gestore. È inoltre possibile entrare nel bivacco invernale dal secondo piano, che presenta diverse altezze di accesso a seconda del livello dell’innevamento. Le camerate ospitate al primo e al secondo piano hanno tagli diversi per soddisfare le esigenze di alpinisti, escursionisti e famiglie, in linea con l’evoluzione della clientela dei rifugi, anche in quota. L’attento studio dell’impatto ambientale e delle fonti alternative di energia (per il Ponte di Ghiaccio pannelli fotovoltaici integrati alla copertura e turbina idroelettrica) risulta uno dei temi più delicati e centrali per la costruzione contemporanea di edifici sull’arco alpino.